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Tentativo obbligatorio di conciliazione PDF Stampa E-mail

 

La legge richiede che il ricorrente, prima di adire l'autorità giudiziaria, debba obbligatoriamente esperire un tentativo di conciliazione stragiudiziale (art. 410 c.p.c.)
L'espletamento del tentativo costituisce condizione di procedibilità della domanda, la cui mancanza può essere rilevata anche d'ufficio dal Giudice.

Se manca la conciliazione, il giudice sospende il giudizio e fissa un termine perentorio di 60 giorni per la promozione del tentativo. Il processo deve essere riassunto, pena l'estinzione, nel termine di 180 giorni dalla conclusione del tentativo di conciliazione (o dalla scadenza del termine di 60 giorni dalla richiesta di fissazione del tentativo rimasta senza seguito).
Il tentativo obbligatorio di conciliazione non è invece richiesto per la promozione di alcuni procedimenti avanti al giudice del lavoro: ricorsi per repressione di condotta antisindacale, procedimenti speciali d'urgenza ai sensi dell'art. 700 cpc e procedimenti per ingiunzione ex art. 633 c.p.c.


La conciliazione può essere tentata avanti alla Commissione di conciliazione costituita presso la Direzione provinciale del lavoro (c.d. conciliazione amministrativa) oppure secondo le procedure conciliative previste dai contratti collettivi (c.d. conciliazione sindacale).

La procedura conciliativa ha inizio con la domanda della parte interessata alla Commissione di conciliazione, che entro 10 giorni deve convocare le parti per discutere della controversia.
Dal momento in cui la Commissione comunica alle parti la fissazione della data dell'incontro, si interrompe la prescrizione e rimangono sospesi (sino a 20 giorni dalla conclusione del tentativo) gli eventuali termini di decadenza.
Entro 60 giorni dalla presentazione della richiesta deve essere espletato il tentativo di conciliazione. Trascorso inutilmente tale termine, le parti possono proporre domanda al giudice del lavoro.

Se il tentativo di conciliazione riesce, la Commissione ne forma verbale, sottoscritto dalle parti e dal Presidente del collegio. Il verbale è poi depositato presso la cancelleria del giudice del lavoro competente per territorio, che, su istanza di parte, lo dichiara esecutivo con decreto. Il verbale acquista in tal modo efficacia di titolo esecutivo.

Se la conciliazione non riesce, il verbale riporta le ragioni del mancato accordo, che possono essere tenute in considerazione all'esito del successivo giudizio avanti al Giudice del Lavoro per la decisione sulle spese di giudizio.

 

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